Insigni - alto artigianato, giovani artisti e tecnologia al neon

Insigni - alto artigianato, giovani artisti e tecnologia al neon

martedì 18 dicembre 2018 | Blog, News&Press, Eventi, Arte
Immagine di  Insigni - alto artigianato, giovani artisti e tecnologia al neon

Mostra: Insigni
Dove: Venezia zona Dorsoduro, presso 5 botteghe di alto artigianato (info sotto)
Quando: Da giovedì 13 Dicembre 2018 a domenica 13 gennaio 2019

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Insigni è Art&Business, la linea di ricerca e azione del Laboratorio di Management dell’arte e della Cultura di Ca’ Foscari che mette assieme le aziende e l’arte contemporanea. Stavolta la portiamo nelle aziende dell’alto artigianato veneziano in dialogo con i giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti e le tecnologie per il neon di F/ART. Insigni si prende cura in un distretto urbano di Venezia ricolmo di musei e gallerie d’arte ma, anche per questo, impraticabile agli artisti che non si possono permettere di fare arte nel quartiere dell'arte. Uno dei tanti paradossi veneziani che fanno riflettere su che cosa sia davvero una “città creativa” e che fa di Insigni anche un progetto di rigenerazione urbana. In questo spirito 5 botteghe hanno accolto per 5 settimane 5 artisti per dare vita a 5 opere realizzate grazie F/ART. Insigni porta così l’arte contemporanea nei luoghi in cui, nel centro storico di Venezia, ancora si producono a mano pezzi unici e non si vende merce fatta altrove. Ma questi insigni maestri hanno bisogno di insegne che segnalino, insegnino e li aiutino ad insegnare. Noi scommettiamo che l’arte lo sappia fare come non è mai stato fatto prima. 

Fabrizio Panozzo

Gennaro Bisogno - “Estemporaneo”

La stamperia “Il Pavone” è un luogo dove carte e inchiostri, rilegature e colori riprendono a danzare davanti agli occhi. Ciò accade se ti fermi a guardare quel tempo diverso, che regola mondi diversi, a rotazione. Sequenze regolari di spazi ritmici e temporali potranno così sfogliare ogni nostra altra possibilità interstiziale. Come un film estemporaneo, infatti, Venezia ripropone un’alternativa radicale a tutto ciò che di più contemporaneo oggi ci possiede. Al di fuori del presente, insomma, fogli leggeri come piume seguono a ruota, senza girarci attorno. Tutto sta anche nell’animare il diorama per riamare per un momento ogni momento, affinché resti impresso un istante. La fortuna della ruota, se poi la ruota gira.

 

 

Angelica Bordon - “Looking For”

Il laboratorio “Cornici Trevisanello” progetta e crea tutto quanto è necessario a raccogliere, orientare e rispecchiare gli sguardi. Se guardare è il primo modo per cercare oltre, allora serve un mirino: un’inquadratura della chiusura del cerchio che cerco, inoltre, non si è mai vista. “Let us go then, you and I”, e simili, forse, rispecchiati da una stessa forma, e differenti. E quindi non vedere più l’ora di ritornarci e poi di rifletterci, tutto e tutti, a Venezia. Che è un portale dorato, a mano a mano decorato dal tempo in questo stile: io sono in entrata dove tu sei in uscita. Si passa ora. Alcuni stanno chiudendo, altri hanno già chiuso, altri chiuderanno morendo. “Oh, do not ask, ‘What is it?’/Let us go and make our visit”.

 

 

Studio Tonnato - “Epitaffio di un Amore”

Lo “Squero San Trovaso” è il luogo dedicato al lavoro manuale: un cantiere dove si impara a fatica, “rubando con gli occhi”, quando ci si vuole fermare a guardare. Venezia, in essenza, è una città che si ruba con gli occhi – due di due, appunto – e senza ringraziare, solitamente, per niente. Spesso l’intera città ci appare come una sorta di pit stop frettoloso o prolungato per turisti in croce od in crociera. Ma tutto resta già dov’era. Un’officina, quindi, ancora fiera e “rustega”, dove è sempre possibile imparare ad amare l’amaro del mare. In questo modo essa ci riappare come la forma terminale del vero terminale da sempre predisposto per arrivi e ripartenze, e forse – anche – una possibile lode sepolcrale. In limine litis.

 

 

Laura Vendramini - “Insight”

La gioielleria “Designs 188” è un luogo che offre l’esperienza del vetro come quella della propria gioia da indossare sulla pelle. Devo comportarmi come se non fosse un aspetto poi così rilevante l’essere innamorati delle immagini. Quando è Venezia a soffiare sul fuoco, con tutta la forza delle sue labbra socchiuse. Abituo il mio sguardo a plasmare la visione, per poi scoprire in prima persona – davanti alle prime persone – quello che ci faccio dentro un abbraccio. Il disegno è rientrare in te, riuscendo: devo fare qualcosa per loro o per me? Sono un frame incastonato in un paesaggio intravisto mai visto, dentro all’intuizione ora ammessa in vetrina, nel segno di una comprensione più sottile di prima.

 

 

Giacomo Vidoni - “L’Imbarcata”

Il laboratorio “Le Forcole” è un luogo dove ogni curva, spigolo, inclinazione scava e ricava una sua precisa azione di frizione nel diretto confronto con l’acqua. La forcola è uno scalmo calmo: statico nella sua forma, dinamico nella sua funzione di espressione. Un movimento preciso e puntuale, per assicurarsi l’atto unico e poi remare. È come muovere la grande macchina teatrale della fascinazione proposta al suo fulcro, dove è anche certo che i pensieri sono strumenti fondamentali per spostarsi neri nelle intersezioni e fra i canali. Venezia si è imbarcata in un’avventura ingrata e così si affida ad una sfida: ma datemi un punto di appoggio e con il mio remare vi risolleverò il mare.

 

 

Marotta & Russo