Intervista a Leonardo Sonnoli

Intervista a Leonardo Sonnoli

lunedì 11 giugno 2018 | Blog, News&Press
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Leonardo Sonnoli (Trieste, 1962) graphic designer, ha lavorato e lavora, tra gli altri, per La Biennale di Venezia, lo Château des Versailles, Palazzo Grassi-François Pinault Collection, il Centre Pompidou, il Mart di Rovereto, la Triennale di Milano, Il Salone del Mobile, GQ Magazine, The New York Times, Artissima, Zanotta, lo Studio Giulio Iacchetti. Tra i suoi progetti: la grafica ambientale per le aree di accoglienza del Castello di Versailles, l’identità visiva della 50a Biennale di Venezia, la comunicazione delle attività culturali di Palazzo Grassi, Venezia, la comunicazione della mostra Stanze alla Triennale di Milano. Nel 2004 Phaidon Press nel suo volume AREA l’ha inserito, unico italiano, nell’elenco dei cento più importanti e innovativi graphic designer del panorama mondiale. Nel 2011 ha ottenuto il Compasso d’Oro (oltre a due Menzioni speciali negli anni 2001 e 2014). Ha insegnato al RISD - Rhode Island School of Design (USA) e all’Università Iuav di Venezia; attualmente è docente all’ISIA di Urbino.

Autore dell’installazione promossa da F/ART per il riallestimento del Triennale Design Museum, l’abbiamo incontrato per riflettere sul suo legame con il neon.

Come e quando è nato il suo interesse per il neon?

Da studente di grafica appassionato di lettering ho cominciato ad apprezzare le forme delle lettere prodotte in vetro che si espandono nella terza dimensione. Per la prima volta, attraverso la visione non frontale delle lettere al neon, ho scoperto che un glifo poteva diventare un segno diverso.
Da qui anche l’amore per l’arte concettuale, che usa spesso la parola come materiale espressivo, e quegli artisti che hanno reso quei concetti luminosi attraverso l’uso del neon.

Quali sono le caratteristiche del materiale più interessanti per il suo lavoro?

I colori brillanti, la dinamicità  e il ritmo che si può conferire alla parola con i temporizzatori, oltre alle sovrapposizioni della luce.
Una parola statica può assumere le caratteristiche di una poesia visiva cioè il ritmo, la presenza o l’assenza sul foglio/muro, aggiungendo la possibilità di occupare anche la terza e la quarta dimensione.

Le ricerche espressive costruite sulla luce sono, per loro natura, strettamente connesse al progresso della tecnica e delle tecnologie relative alla produzione di fonti luminose. Come si sviluppa il suo lavoro, tra progetto creativo e creazione tecnica?

Opero prevalentemente come grafico e l’uso della luce è una parte marginale del mio lavoro. Capita solo quando affronto - sempre assieme a un architetto - la questione dell’allestimento. Per questa ragione le conoscenze tecniche del mio studio nel campo illuminotecnico sono scarse e per questo motivo è fondamentale il supporto e la consulenza delle aziende produttrici.