Intervista a Massimo Uberti

Intervista a Massimo Uberti

venerdì 28 settembre 2018 | Blog, News&Press
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Massimo Uberti, tra i più importanti artisti di light art, è uno dei protagonisti della Biennale di Light Art di Mantova, aperta al pubblico fino al 7 ottobre. L’artista presenta una grande installazione, realizzata con il supporto tecnico di F/ART, che ruota attorno all’idea di rendere omaggio a Giulio Romano: Città ideale, Belvedere e Scrittoio – titoli delle opere dell’artista – aprono un dialogo tra la concezione prospettica dell’architettura rinascimentale e la poetica spaziale dell’arte contemporanea, espressa attraverso il neon, materiale privilegiato dagli artisti del ‘900, da Lucio Fontana a Joseph Kosuth.

Può descriverci l'opera presentata alla Biennale Light Art di Mantova?

Sono più opere e tutte ruotano attorno all'idea di rendere omaggio a Giulio Romano.

Gli stessi titoli di questi miei lavori ci indirizzano verso l'opera di questo maestro che qui a Mantova realizza il suo capolavoro o meglio i suoi capolavori.

Città ideale, Belvedere e Scrittoio sono un omaggio a tutta l'attività e al percorso di questo grande artista che qui fu particolarmente fertile e realizzando opere di grande respiro. 

 

Come e quando è nato il suo interesse per il neon?

Il mio primo lavoro al neon è del 1999 dal titolo, Abitare, una piccola "casetta" di 2 metri per 2, una sorta di “Unitè d'habitation” luminosa.

 

Quali sono le caratteristiche del materiale più interessanti per il suo lavoro?

Totale affidabilità resistenza all'esercizio, durata e aggiungerei, qualità della luce che viene emessa a 360.

Ad oggi questo aspetto è insuperato e per me che disegno nello spazio architetture tridimensionali in scala 1:1 resta un materiale indispensabile oltreché insostituibile.

 

Le ricerche espressive costruite sulla luce sono, per loro natura, strettamente connesse al progresso della tecnica e delle tecnologie relative alla produzione di fonti luminose. Come si sviluppa il suo lavoro, tra progetto creativo e creazione tecnica?

Molto semplicemente e secondo tradizione.

Realizzo dei disegni con la matita sul foglio e poi piano piano ne costruisco i particolari. Poi quando il progetto comincia a prendere corpo ma soprattutto prendere "senso" , a quel punto e solo a quel punto i disegni vengono trasferiti in digitale per un disegno più tecnico. 

Successivamente si passa alla realizzazione fisica in officina, cercando di contenere le eventuali criticità o miglioramenti con sostituzioni o aggiunte che ne migliorano la qualità complessiva.

Tutto questo processo "artigianale" fatto di invenzione da un lato e tecnica dal altro portano alla costruzione finale dell’opera così come la vediamo esposta.

 

Biografia dell'artista

Massimo Uberti è un artista visivo, noto per diverse opere e installazioni luminose presso prestigiose sedi espositive e spazi pubblici. Nato a Brescia nel 1966, si è formato a Milano con gli artisti del gruppo di Via Lazzaro Palazzi; del suo lavoro si sono occupati importanti curatori e critici tra cui Sergio Risaliti, Laura Cherubini, Francesco Bonami, Bettina della Casa, Ludovico Pratesi, Bartolomeo Pietromarchi. Ha ottenuto ampi riconoscimenti in Italia e all’estero, in particolare ha rappresentato l’Italia alla mostra di visual art Ev+A 2003 Limerick (Irlanda, LCGA), curata da Virginia Perez-Ratton e sue opere si trovano in importanti collezioni nazionali ed internazionali. Una sua imponente installazione luminosa è tuttora  visibile (27 metri di diametro e 14 metri di altezza) "Dreams of a possible city" presso il Palazzo delle stelline sede a Milano del Parlamento Europeo. 

 

Credit:
Ritratto du Massimo Uberti: Massimo Caputo
Foto Biennale Light Art Mantova: cortesia del complesso museale di Palazzo Ducale di Mantova, fotografo Paolo Bernini.