Intervista a Monica Biancardi

Intervista a Monica Biancardi

lunedì 30 luglio 2018 | News&Press, Blog
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Monica Biancardi, Napoli 1972, si laurea con una tesi sperimentale sulla fotografia di teatro iniziando a lavorare per importanti registi (svolgendo parallelamente l’attività di docente) realizzando al tempo stesso personali ricerche. La prima Credere viene in parte acquistata assieme ad altri diversi lavori dalla Bibliothèque Nationale de France, e nel 2014 invitata nel programma ufficiale del Mois de la Photo di Parigi. Prima mostra museale è Ritratti seguita da Aldilà, Mutamenti, Tra le immagini, Orientamenti, RiMembra. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private di arte contemporanea.

 

Come e quando è nato il suo interesse per il neon?

Per il progetto di Ritratti esposto la prima volta nel 2003, sono ricorsa al neon perché avevo necessità di “santificare” delle persone, ritratte in bianco nero.

 

Quali sono le caratteristiche del materiale più interessanti per il suo lavoro?

M’interessa l’incandescenza e l’irraggiamento luminoso che raggiunge il suo picco.
Il primo consente di venerare l’oggetto a debita distanza; il secondo permette la “santificazione“ dell’oggetto.

 

Le ricerche espressive costruite sulla luce sono, per loro natura, strettamente connesse al progresso della tecnica e delle tecnologie relative alla produzione di fonti luminose. Come si sviluppa il suo lavoro, tra progetto creativo e creazione tecnica?  

Mi avvalgo dei differenti materiali a seconda del tipo di progetto. Per quest’ultima mostra al Museo di Roma in Trastevere, oltre ai neon ho utilizzato i led . Per Punti di Vista, lavoro che sto portando avanti da più di due anni, utilizzerò una serie di microtelecamere che registrano le immagini proiettando in diretta le riprese.

 

Può descriverci uno dei/delle suoi/sue lavori/opere al neon a cui è più legata? 

Beh, sicuramente Ritratti. Ho chiesto a molta gente, differente per etnia, per professione e categoria sociale di mostrarmi le mani. Pensando che tutti rispondessero allo stesso modo, ho dovuto in realtà constatare il contrario. La domanda che credevo facile “come mostra le mani guardandomi? ” ha sollevato palese imbarazzo anche nei soggetti più inaspettati che, nei pochi scatti loro riservati, hanno reagito porgendole in modo dimesso ma personale, dando vita a espressioni, verità e atteggiamenti diversi.

Nel suo processo il lavoro si è così arricchito precisandosi: se ciascuno nel modo di porgere le mani diventava un po’ il protettore della propria scelta di vita e del proprio mestiere, allora mi è stato chiaro che avrei dovuto tentare di trasformare quei mezzi busti in icone. Ne è scaturita un’artificiosa e perseguita santificazione da vivi per coloro che ho scelto e che hanno messo in mostra, con le parti sempre esposte della loro persona, il volto appunto e le mani, il sottile gioco d’identificazione con quel “saper fare” appassionato in cui ciascuno racchiude il senso della propria vita. A questo punto il neon è diventato elemento fondante della mia opera installativa, necessario al processo di santificazione .

 

Nei mesi scorsi, tra gennaio ed aprile, si è svolta a Roma la mostra “Ritratti” e le opere erano illuminate da dei tubi al neon. Può raccontarci qualcosa? 

La direzione del Museo mi ha offerto la possibilità di esporre in ampi spazi; fra tutti ho preferito due gallerie attigue, che corrono parallele e dunque separate. Questi spazi mi hanno consentito la restituzione di una condizione monastica e, per molti aspetti, quasi mistica, perfetta allo scopo che mi ero prefissata di ottenere.

Con non pochi problemi, legati alla sicurezza all’interno dei luoghi pubblici, ho ottenuto lo spegnimento di tutte le luci degli spazi che avevo scelto, lasciando che la sola luce dei neon blu illuminasse il tutto, assieme al video della durata di due minuti, visibile alla fine del percorso.

 

Sappiamo che sta lavorando ad un libro che uscirà tra qualche mese, può darci qualche anticipazione?

E’ stato più complicato di quanto immaginassi. Il libro, il cui titolo non è stato ancora deciso, esce dopo l’estate presso la casa editrice Contrasto. A disegnarlo è Leonardo Sonnoli con cui ho già lavorato per il mio precedente ( e primo) libro, RiMembra edito da Damiani. Durante questo lungo ed elaborato lavoro, la stima per Leonardo è cresciuta a dismisura poiché, oltre ad apprezzarlo per l’artista che è (l’ho voluto io entrambe le volte) ho amato la grande intelligenza del suo porsi in ascolto.

Il libro comprende, oltre alle immagini del mio progetto di foto e video, l’evoluzione di questo nel corso degli anni, motivo che ha rallentato il lavoro editoriale…

Oltre all’ apporto iconografico, il libro comprende dieci scritti autoriali che vanno da: Gabriele Frasca a Goffredo Fofi , da Tomaso Montanari ad Alberto Abruzzese etc…

 

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