Intervista a Federica Marangoni

Intervista a Federica Marangoni

venerdì 21 settembre 2018 | Arte, News&Press, Interviste
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Federica Marangoni è un’artista pioniera negli anni ’60 ’70 della ricerca dei cosiddetti nuovi materiali: materie plastiche, neon e video che hanno segnato l’espressione artistica delle generazioni dopo Duchamp e del libero impiego di ogni mezzo per fare Arte.
La trasparenza e inconsistenza fondamentali nella sua espressione concettuale, si accompagnano ad una sofisticata tecnologia e ad una profonda conoscenza dei materiali artigianali che rendono uniche le sue opere.
Ha esposto in Italia e all’estero in importanti musei, gallerie e fondazioni, nominiamo giusto qualche città dove ha lasciato il segno: New York, Tokyo, Madrid, Barcellona, Svizzera, Germania, Milano, Venezia, Genova.

 

Federica Marangoni è una delle protagoniste della Biennale Light Art di Mantova (21 luglio – 7 ottobre 2018). L’artista, grazie anche al supporto tecnico di F/ART, ha esposto due opere al neon in occasione della seconda edizione della Biennale Mantovana: “La Macchina del Tempo” e “La Luce della Memoria”.

Per l’occasione l’abbiamo intervistata.

Federica Marangoni e Marisa Graziati (F/ART). Biennale Light Art Mantova 2018.

 

1. Come e quando è nato il suo interesse per il neon?

L’uso del neon è entrato nelle mie opere alla fine degli anni 60. Un’importante testimonianza è un mio autoritratto in neon bianco che era sopravvissuto in quanto incastrato nel suo negativo in polistirolo , un po’ un sarcofago che accoglieva e nello stesso tempo proteggeva il materiale. In quegli anni ritagliavo da perspex figure vuote, sagome senza contenuto fatte solo da un bordo, a volte con la loro ombra piena sotto i piedi della figura. Usavo proprio nel 1970 un Plexiglass speciale della Guzzini di Pomezia, un po’ lattiginoso che reagiva alla luce di wood o luce violetta.  Molto attuale in quegli anni, feci anche un Ambiente, allora non si chiamava installazione, che rappresentava uno spazio urbano, una strada dove nel buio illuminato dalle luci di wood spiccavano su strisce pedonali  bianche le mie figure come fatte di luce. Poi passai appunto al neon e realizzai l’autoritratto life size.


 

2. Quali sono le caratteristiche del materiale più interessanti per il suo lavoro?

Creare col neon è come usare una luce manipolabile ossia duttile ad un disegno specifico. E’ come formare opere di luce, in questo è un materiale unico e il più adatto all’Arte. La sua peculiarità è l’essere artigianale proprio come l’opera d’arte, in questo è superiore al LED. Ho anche attuato e perfezionato uno speciale Cracked neon che crea il moto perpetuo della luce all’interno di un tubo tutto riempito di minisfere di vetro. Non si presta a disegni complessi ma per certe opere è eccezionale ed emana una luminosità fortissima per concentrazione nel tubo della Light in motion.

 

 

3. Le ricerche espressive costruite sulla luce sono, per loro natura, strettamente connesse al progresso della tecnica e delle tecnologie relative alla produzione di fonti luminose. Come si sviluppa il suo lavoro, tra progetto creativo e creazione tecnica?

Naturalmente progetto con conoscenza del mezzo e con una precisa visione dei materiali atti alla migliore realizzazione, ossia non mi sento mai legata per principio ad uno specifico materiale, ma utilizzo i materiali più adatti al mio progetto.  Poi trionfano sempre il vetro, il video e la luce che rappresentano al meglio il mio linguaggio artistico.

Marisa Graziati (F/ART, CEO) e Federica Marangoni. The Venice Glass Week 2017

 

4. Può descriverci la sua opera “la macchina del tempo” in mostra alla Biennale Light Art di Mantova? Ha scelto di esporre questa opera per motivi particolari?

Ho esposto la macchina del tempo:

Un progetto per riflettere sul concetto di TEMPO, è un pensiero molto ambizioso per un artista figurativo, molti sono i filosofi che hanno scritto sul tema, ma rappresentarlo per immagini e opere con una fisicità, è ancora più complesso che analizzarlo con le parole. Il tempo è un pensiero   legato alla vita stessa, scorre con noi e finisce con la nostra morte.

Il palpito della luce è come il battito del cuore, il cuore è il tempo della vita. La morte è per sempre e senza tempo, gli anni, le ore, i minuti sono un pensiero umano, relativo all’esistere e calcolato da sempre dall’uomo per mezzo di “Macchine del tempo” da lui stesso costruite e perfezionate, dalle meridiane fino al moderno orologio da polso che ci accompagna e controlliamo costantemente.

Ho esposto quest’opera perchè mi sembrava perfetta per un luogo che parla da secoli il linguaggio della grande eredità storica, della luce della mente dell’uomo e della sua creatività, cultura e arte.

Lì tutto parla del tempo, della bellezza e della ricchezza del passato. La clessidra d’oro era un segno perfetto per quel contesto.

 

 

"La Macchina Del Tempo", opera di Federica Marangoni. Biennale Light Art Mantova 2018.

5. In aggiunta alle potenzialità espressive, il neon ha caratteristiche di conservazione, durabilità e sostenibilità dal punto di vista ambientale molto più forti rispetto ad altre fonti di illuminazione. Questi aspetti sono presi in considerazione nelle sue scelte progettuali?

Quando iniziai col neon erano ben altri tempi, lo vidi subito come nuova materia per l’Arte, in più è il segno usato per i messaggi urbani quindi perfetto per i temi che da tanti anni sostengo; parla il linguaggio dei nostri giorni, è lavorato a mano con trasformatori oggi perfetti e quindi duraturo, il che è importante per un’opera d’arte.

"Il Filo Conduttore" di Federica Marangoni, Venezia 2015. Trasformatori per neon F/ART.

 

6. Il neon ha una tradizione che coincide con la storia delle espressioni visive del XX secolo, dalla comunicazione visiva passando per l'arredo urbano fino ad arrivare alle ricerche artistiche più sperimentali. Come si può a suo avviso valorizzare questa storia nella contemporaneità ed incentivare ulteriormente il settore creativo verso la riscoperta delle potenzialità espressive del neon?

L’ampio utilizzo di oggi in campo artistico lo rende  un materiale insostituibile,  la sua artigianalità è il suo limite e nello stesso tempo la sua forza.